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Lugana DOC e arte contemporanea
22 Settembre 2026

Consorzio Lugana e Boccanera Gallery: arte e vino all’opening di “Smell, baby” 

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Consorzio Lugana  e Boccanera Gallery: arte e vino all’opening di “Smell, baby” 

Lugana DOC e arte contemporanea. Il Consorzio Tutela Lugana DOC e Boccanera Gallery hanno dato vita a una nuova collaborazione in occasione di Smell, baby, la mostra personale di Davide Quartucci. L’appuntamento si è tenuto mercoledì 16 settembre, dalle 18 alle 21, negli spazi della galleria in via Giovanni Ventura 6 a Milano, dove le opere dell’artista hanno incontrato i calici di Lugana DOC e hanno trasformato l’inaugurazione in un’esperienza sensoriale.

Un dialogo tra arte contemporanea e vino che è partito dai sensi

Ci sono incontri che nascono da un’affinità, da un modo simile di osservare la natura, trasformare la materia e dare forma a sensazioni, ricordi ed emozioni. Da questa vicinanza è nata la collaborazione tra il Consorzio Tutela Lugana DOC e Boccanera Gallery.

La ricerca di Quartucci ha condotto in un universo sospeso, in cui umano, animale e vegetale si sono mescolati e trasformati. Il corpo, la natura, l’olfatto, la memoria e il bisogno di vicinanza hanno attraversato dipinti, disegni e installazioni, invitando chi guardava non soltanto a osservare, ma a sentire. Ed è proprio nella dimensione sensoriale che l’incontro con il Lugana ha acquistato un significato speciale: anche un vino nasce dalla relazione profonda con una materia viva e con un luogo, ne raccoglie le sfumature, le trasforma e le restituisce attraverso profumi, sapori e percezioni.

Tre accostamenti tra opere e Lugana DOC, Spumante e Riserva

Durante l’opening, il dialogo ha preso forma attraverso tre accostamenti tra altrettante espressioni del Lugana e le opere di Davide Quartucci. Effluvio (2026, olio su tela) ha incontrato il Lugana DOC: il richiamo al terroir e al microclima del territorio ha dialogato con la dimensione umida e terrestre dell’opera, mentre mineralità, sapidità, freschezza e note agrumate del vino hanno trovato corrispondenza nella sensazione fisica evocata dal dipinto. I pulcini miei (2026, olio su tela) ha incontrato il Lugana Spumante: la moltitudine dei piccoli corpi ha richiamato la risalita continua delle bollicine, mentre l’eleganza di un perlage fine e delicato ha incontrato la tenerezza che attraversava il dipinto. Disegni (2026, grafite su carta) ha incontrato infine il Lugana Riserva: l’accostamento è nato dal tempo, perché la Riserva richiede attesa e affinamento, conserva l’identità originaria del Lugana e ne amplia struttura, profondità e complessità.

Le dichiarazioni di Edoardo Peduto e Giorgia Lucchi Boccanera

“L’arte contemporanea ci offre la possibilità di guardare al vino da una prospettiva diversa, non solo per ciò che esprime nel bicchiere, ma per tutto ciò che è capace di evocare”, ha affermato Edoardo Peduto, Direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC. “Con Boccanera Gallery condividiamo il desiderio di creare connessioni autentiche e inaspettate. Crediamo infatti nell’idea che un’opera e un vino possano incontrarsi ed entrambi possano suggerire, evocare e lasciare una traccia che non è necessariamente immediata o razionale. In questo senso, il dialogo con Davide Quartucci ci è sembrato particolarmente naturale: Smell, baby invita a recuperare un rapporto più istintivo con ciò che ci circonda, e il Lugana, questo vino che nasce intrecciando natura, materia e sensibilità, appartiene alla stessa dimensione”.

“Ho accolto con particolare curiosità la proposta del Consorzio Tutela Lugana DOC di mettere in relazione alcune opere con tre diverse espressioni del Lugana. Mi interessava osservare quali corrispondenze potessero emergere e quali elementi della ricerca di Davide potessero essere restituiti attraverso uno sguardo proveniente da un mondo apparentemente lontano, come quello del vino”, ha commentato Giorgia Lucchi Boccanera, fondatrice e direttrice di Boccanera Gallery. “Il risultato non voleva spiegare le opere né trasformarle in un pretesto per una degustazione, ma aggiungere un ulteriore livello alla loro lettura e invitare il pubblico a lasciarsi sorprendere dalle connessioni che possono nascere tra linguaggi diversi”.

Con questa collaborazione, il Consorzio Tutela Lugana DOC ha scelto nuovamente di avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea per esplorare nuove forme di racconto e creare connessioni inaspettate tra cultura del vino e creatività, avvicinando il Lugana a nuovi pubblici e a nuovi contesti culturali.

 

 


https://grosjeanvins.it
14 Settembre 2026

La Montagna nel Tempo: il press tour con Grosjean Vins celebra 40 vendemmie di Petite Arvine

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Press tour con Grosjean Vins: un viaggio nel tempo attraverso 40 vendemmie di Petite Arvine

Lo scorso 4 settembre, nella suggestiva cornice panoramica del Golf Club in Val Ferret, ai piedi del Monte Bianco, un gruppo di giornalisti ha partecipato a “La Montagna nel Tempo”, il press tour organizzato insieme a Grosjean Vins per celebrare 40 vendemmie di Petite Arvine. L’evento ha raccontato l’identità della montagna e il legame profondo tra il vino e il territorio della Valle d’Aosta, attraverso una verticale dedicata a uno dei vitigni più rappresentativi della regione.

Annata dopo annata, i giornalisti hanno potuto degustare l’evoluzione della Petite Arvine Grosjean, scoprendone profumi, sfumature e carattere. La degustazione ha mostrato anche la capacità del vino di esprimere una sorprendente longevità, mantenendo nel tempo la propria identità.

Un viaggio nel tempo tra vino, memoria e territorio, che ha permesso di raccontare la filosofia di Grosjean Vins attraverso una prospettiva autentica e profondamente legata alla montagna. La Petite Arvine si conferma così espressione di un territorio unico: vendemmia dopo vendemmia, racconta la forza, l’eleganza e l’autenticità della Valle d’Aosta. Per Zedcomm, il press tour con Grosjean Vins è stata un’occasione per portare la stampa alla scoperta di una storia di vino, territorio e tradizione, valorizzando attraverso l’esperienza diretta l’identità di una realtà vitivinicola valdostana.

 

 


Vendemmia 2026
8 Settembre 2026

Vendemmia 2026: anticipare non basta, bisogna saper leggere il vigneto

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Vendemmia 2026 anticipata ma non basta, bisogna saper leggere il vigneto

La vendemmia 2026 anticipata è ormai una realtà in diverse aree vitivinicole italiane. In alcuni territori la raccolta è iniziata con una o due settimane di anticipo, ma il dato più interessante non riguarda soltanto il calendario. Questa annata mostra quanto sia diventato importante osservare ogni vigneto e scegliere il momento della raccolta in base alla sua evoluzione.

Una vendemmia partita prima

In Alto Adige si parla dell’inizio di vendemmia più precoce mai registrato. Le prime uve destinate alle basi spumante erano già in cantina ad agosto.A determinare questa accelerazione non è stata soltanto l’estate particolarmente calda. Il ciclo vegetativo era partito in anticipo già in primavera, con temperature superiori alla media. Le uve si presentano sane, mentre l’attenzione resta alta sul mantenimento dell’acidità e sulle temperature notturne nelle ultime fasi della maturazione.Anche in Maremma Toscana la raccolta è iniziata con circa quindici giorni di anticipo. Il caldo ha richiesto un controllo continuo dello stress idrico e interventi mirati sulla gestione della chioma, sull’ombreggiamento dei grappoli e sui carichi produttivi. Il quadro qualitativo resta positivo. Tuttavia, esposizione, caratteristiche dei suoli e disponibilità d’acqua stanno producendo risposte differenti anche all’interno dello stesso territorio.

Cavazza: ogni parcella ha i suoi tempi

La stessa variabilità emerge in Veneto. Da Cavazza, a Montebello Vicentino, l’annata calda e asciutta ha portato a seguire le parcelle quasi quotidianamente.Maturazione zuccherina, acidità e componente fenolica vengono valutate insieme per decidere quando raccogliere. Anche vigneti dello stesso vitigno hanno reagito diversamente. A fare la differenza sono il suolo, l’esposizione, l’età delle viti e la profondità degli apparati radicali.A Gambellara, Garganega e Durella hanno beneficiato della loro maturazione più tardiva e dei suoli vulcanici. Sui Colli Berici, invece, il Tai Rosso ha aperto la raccolta con circa dieci giorni di anticipo.Il principio è chiaro: non raccogliere prima semplicemente perché l’annata corre, ma individuare il momento di equilibrio di ogni vigneto. Il sito ufficiale di Cavazza può essere un buon link esterno da associare al nome dell’azienda.

Esperienza e tecnologia lavorano insieme

La vendemmia 2026 anticipata racconta anche una viticoltura sempre più supportata dai dati.

Sensori, stazioni meteo, piattaforme cartografiche e modelli predittivi permettono di seguire maturazioni e stress idrico con maggiore precisione. In Trentino, migliaia di analisi su zuccheri, acidità e precursori aromatici contribuiscono alle decisioni di raccolta. A Montalcino, specifici modelli seguono invece l’interazione tra vitigno, clima e andamento dell’annata. In Maremma, Monteverro ha concentrato la raccolta dello Chardonnay in appena quattro giorni, dal 31 luglio al 3 agosto. L’obiettivo era preservare l’equilibrio tra acidità, alcol e componente aromatica. Il monitoraggio è stato applicato anche a Merlot e Syrah per evitare fenomeni di disidratazione degli acini. 

L’acqua resta una delle questioni centrali

Accanto alla gestione dei tempi emerge un’altra grande questione: l’acqua. In Abruzzo il Consorzio invita ancora alla prudenza sulle previsioni definitive dell’annata. Caldo, siccità ed eventi meteorologici localizzati possono ancora modificare il quadro. La riflessione va però oltre il 2026. La gestione della risorsa idrica richiede strategie capaci di conservare l’acqua quando è disponibile e utilizzarla nei periodi più critici.

Una vendemmia sempre più precisa

La vendemmia 2026 racconta quindi qualcosa di più di un semplice anticipo del calendario. Esperienza del vignaiolo, conoscenza dei suoli, pratiche agronomiche, disponibilità idrica e strumenti tecnologici concorrono oggi alla stessa decisione: capire quando ogni vigneto è davvero pronto per essere raccolto. Anticipare può essere necessario. Ma la vera sfida è scegliere il momento giusto.

 

 


Dove ci ha portato l'estate_Zedcomm_Ufficio Stampa
3 Settembre 2026

Dove ci ha portato l’estate

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Dove ci ha portato l’estate? Dalla Sicilia al Giappone, dalla Spagna alla West Coast, passando per isole, città del cuore e sentieri di montagna. Le cartoline estive di ZEDCOMM raccontano luoghi diversi e altrettanti modi di staccare, ritrovare energie e cambiare ritmo.

Ci sono luoghi che si scelgono per scoprirli e altri in cui si torna perché ormai fanno parte di noi. C’è chi in vacanza cerca il silenzio, chi ha bisogno di camminare, chi preferisce perdersi in una città e chi misura un viaggio in chilometri, assaggi e incontri. Mettendo insieme le cartoline arrivate quest’estate dal team ZEDCOMM, viene fuori una geografia molto personale, fatta più di sensazioni che di coordinate.

Dove ci ha portato l’estate?

Dove ci ha portato l’estate? In Sicilia, tra “A Muntagna” e arte contemporanea

Un’estate siciliana, infuocata e scandita dai risvegli ciclici de “A Muntagna”, ma anche dall’arte. A Gibellina, Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026, mostre, artisti, teatro e concerti diventano parte del viaggio tanto quanto il paesaggio. Perché le vacanze possono essere anche il momento giusto per tornare alle proprie passioni, quelle che servono a “curare lo spirito e nutrire l’anima”.

Dove ci ha portato l’estate? In Giappone: un altro equilibrio

Dall’altra parte del mondo, il Giappone lascia soprattutto l’impressione di un equilibrio che attraversa ogni cosa: mente e corpo, spiritualità e natura, rituali e quotidianità. E poi c’è la cucina, che da sola vale una parte del viaggio. Sushi, udon e soba fatti a mano, brodi, alghe, tempura, carni, verdure, dolci di riso e matcha. Gusti, profumi e consistenze da scoprire insieme a birre locali e sakè. Un modo diverso di conoscere un Paese, passando anche dalla tavola.

Dove ci ha portato l’estate? In Spagna, dalla città al mare

La Spagna compare in più di una cartolina e ogni volta con un volto diverso. C’è l’energia di Madrid, fatta di strade, locali, bocadillos de calamares, tapas e churros. C’è Maiorca, quasi all’opposto, con le calette nascoste, il mare cristallino, il pesce fresco e una sangria al tramonto. E poi Siviglia, con la sua luce, le architetture e quell’atmosfera che invita a stare fuori, camminare e lasciarsi semplicemente portare dalla città. Tre destinazioni diverse che raccontano bene quanto, nello stesso viaggio, si possa cercare tanto il movimento quanto il bisogno di rallentare.

Dove ci ha portato l’estate?  Isole e mare: il tempo cambia ritmo

Il mare torna spesso nelle riflessioni dell’estate ZEDCOMM. C’è Palmaiola, piccola isola dell’Arcipelago Toscano, dove basta scendere sott’acqua per cambiare completamente prospettiva. Tra i pesci e quel silenzio ovattato, i rumori della vita quotidiana sembrano improvvisamente molto lontani. C’è Alghero, dove invece la vacanza coincide con il ritorno. “Si torna sempre dove si è stati bene”: meno voglia di esplorare e più tempo per le persone care, le nuotate, i giri in motorino. Poche cose, ma quelle giuste. E poi ci sono isole che non hanno bisogno di essere nominate: luoghi racchiusi dal mare, capaci di restituire energia e quella sensazione, semplice ma preziosa, che l’acqua possa in qualche modo curare. Il filo comune è forse proprio questo: ritmi più lenti e tempo che torna ad avere un peso diverso.

Dove ci ha portato l’estate? In montagna, dove si cammina…

Per qualcuno staccare non significa affatto stare fermo. Dalle Dolomiti ai sentieri in quota, l’estate è fatta di trekking, ferrate, salite e panorami conquistati un passo alla volta. Camminare diventa un modo per respirare a pieni polmoni, stare nella natura e, come racconta una delle nostre cartoline, “perdersi un po’”. Adrenalina e fatica comprese nel pacchetto.

…a Berlino: quando la destinazione è un luogo del cuore

Non tutti i viaggi nascono dal desiderio di vedere qualcosa di nuovo. A volte l’estate ci porta in una città semplicemente perché è la propria città del cuore. È il caso di Berlino, uno di quei luoghi che continuano a essere familiari senza smettere di sorprendere. Forse anche questa è una forma di vacanza: sapere già dove si vuole tornare.

Dove ci ha portato l’estate? Lontano! Sulla West Coast: 5.000 chilometri dopo

C’è poi chi ha preso il concetto di viaggio molto alla lettera. La West Coast americana è diventata un itinerario da 5.000 chilometri, 14 alberghi in 20 giorni, passando per San Diego, San Francisco, Las Vegas e Los Angeles, fino ai grandi parchi: Grand Canyon, Bryce Canyon, Antelope Canyon e Sequoia. Paesaggi che cambiano continuamente, temperature da deserto, incontri e assaggi lungo la strada. Il caldo ha fatto preferire spesso una birra fresca al vino, anche se qualche bottiglia interessante è comunque riuscita a entrare nell’itinerario. Il risultato? Tantissime cose da raccontare e la sensazione che, dopo una vacanza così, servirebbero forse alcuni giorni di ferie per riprendersi dalle ferie.

… e in Madagascar, con incontri fuori programma

Alcuni dei ricordi migliori arrivano invece da ciò che non si era previsto. In Madagascar possono avere la forma di tre lemuri incontrati nel mezzo di una natura che non ha bisogno di scenografie. Uno di quei momenti che occupano pochissimo spazio nel programma di viaggio e moltissimo nei ricordi al rientro.

E quando i programmi cambiano

Non tutte le estati, naturalmente, vanno come previsto. Tra quattro mura, visite in ospedale e fisioterapia c’è stato anche chi quest’anno ha osservato mare, sole e gite da una certa distanza. Fortunatamente solo in qualità di accompagnatrice.

Quini la domanda è sempre la stessa:

Alla fine: dove ci ha portato davvero l’estate

Un po’ ovunque, ma la filosofia con cui archiviarla è “Aloha! Alla prossima.”




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