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Vendemmia 2026
8 Settembre 2026

Vendemmia 2026: anticipare non basta, bisogna saper leggere il vigneto

  • Posted By : Zedcomm/
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  • Under : Abruzzo, Alto Adige, Cavazza, enoturismo, Evento, Monteverro, news, Press Office, Ufficio stampa, Vendemmia, Vino, wine-tasting, Zedcommpr

Vendemmia 2026 anticipata ma non basta, bisogna saper leggere il vigneto

La vendemmia 2026 anticipata è ormai una realtà in diverse aree vitivinicole italiane. In alcuni territori la raccolta è iniziata con una o due settimane di anticipo, ma il dato più interessante non riguarda soltanto il calendario. Questa annata mostra quanto sia diventato importante osservare ogni vigneto e scegliere il momento della raccolta in base alla sua evoluzione.

Una vendemmia partita prima

In Alto Adige si parla dell’inizio di vendemmia più precoce mai registrato. Le prime uve destinate alle basi spumante erano già in cantina ad agosto.A determinare questa accelerazione non è stata soltanto l’estate particolarmente calda. Il ciclo vegetativo era partito in anticipo già in primavera, con temperature superiori alla media. Le uve si presentano sane, mentre l’attenzione resta alta sul mantenimento dell’acidità e sulle temperature notturne nelle ultime fasi della maturazione.Anche in Maremma Toscana la raccolta è iniziata con circa quindici giorni di anticipo. Il caldo ha richiesto un controllo continuo dello stress idrico e interventi mirati sulla gestione della chioma, sull’ombreggiamento dei grappoli e sui carichi produttivi. Il quadro qualitativo resta positivo. Tuttavia, esposizione, caratteristiche dei suoli e disponibilità d’acqua stanno producendo risposte differenti anche all’interno dello stesso territorio.

Cavazza: ogni parcella ha i suoi tempi

La stessa variabilità emerge in Veneto. Da Cavazza, a Montebello Vicentino, l’annata calda e asciutta ha portato a seguire le parcelle quasi quotidianamente.Maturazione zuccherina, acidità e componente fenolica vengono valutate insieme per decidere quando raccogliere. Anche vigneti dello stesso vitigno hanno reagito diversamente. A fare la differenza sono il suolo, l’esposizione, l’età delle viti e la profondità degli apparati radicali.A Gambellara, Garganega e Durella hanno beneficiato della loro maturazione più tardiva e dei suoli vulcanici. Sui Colli Berici, invece, il Tai Rosso ha aperto la raccolta con circa dieci giorni di anticipo.Il principio è chiaro: non raccogliere prima semplicemente perché l’annata corre, ma individuare il momento di equilibrio di ogni vigneto. Il sito ufficiale di Cavazza può essere un buon link esterno da associare al nome dell’azienda.

Esperienza e tecnologia lavorano insieme

La vendemmia 2026 anticipata racconta anche una viticoltura sempre più supportata dai dati.

Sensori, stazioni meteo, piattaforme cartografiche e modelli predittivi permettono di seguire maturazioni e stress idrico con maggiore precisione. In Trentino, migliaia di analisi su zuccheri, acidità e precursori aromatici contribuiscono alle decisioni di raccolta. A Montalcino, specifici modelli seguono invece l’interazione tra vitigno, clima e andamento dell’annata. In Maremma, Monteverro ha concentrato la raccolta dello Chardonnay in appena quattro giorni, dal 31 luglio al 3 agosto. L’obiettivo era preservare l’equilibrio tra acidità, alcol e componente aromatica. Il monitoraggio è stato applicato anche a Merlot e Syrah per evitare fenomeni di disidratazione degli acini. 

L’acqua resta una delle questioni centrali

Accanto alla gestione dei tempi emerge un’altra grande questione: l’acqua. In Abruzzo il Consorzio invita ancora alla prudenza sulle previsioni definitive dell’annata. Caldo, siccità ed eventi meteorologici localizzati possono ancora modificare il quadro. La riflessione va però oltre il 2026. La gestione della risorsa idrica richiede strategie capaci di conservare l’acqua quando è disponibile e utilizzarla nei periodi più critici.

Una vendemmia sempre più precisa

La vendemmia 2026 racconta quindi qualcosa di più di un semplice anticipo del calendario. Esperienza del vignaiolo, conoscenza dei suoli, pratiche agronomiche, disponibilità idrica e strumenti tecnologici concorrono oggi alla stessa decisione: capire quando ogni vigneto è davvero pronto per essere raccolto. Anticipare può essere necessario. Ma la vera sfida è scegliere il momento giusto.

 

 


Dove ci ha portato l'estate_Zedcomm_Ufficio Stampa
3 Settembre 2026

Dove ci ha portato l’estate

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Dove ci ha portato l’estate? Dalla Sicilia al Giappone, dalla Spagna alla West Coast, passando per isole, città del cuore e sentieri di montagna. Le cartoline estive di ZEDCOMM raccontano luoghi diversi e altrettanti modi di staccare, ritrovare energie e cambiare ritmo.

Ci sono luoghi che si scelgono per scoprirli e altri in cui si torna perché ormai fanno parte di noi. C’è chi in vacanza cerca il silenzio, chi ha bisogno di camminare, chi preferisce perdersi in una città e chi misura un viaggio in chilometri, assaggi e incontri. Mettendo insieme le cartoline arrivate quest’estate dal team ZEDCOMM, viene fuori una geografia molto personale, fatta più di sensazioni che di coordinate.

Dove ci ha portato l’estate?

Dove ci ha portato l’estate? In Sicilia, tra “A Muntagna” e arte contemporanea

Un’estate siciliana, infuocata e scandita dai risvegli ciclici de “A Muntagna”, ma anche dall’arte. A Gibellina, Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2026, mostre, artisti, teatro e concerti diventano parte del viaggio tanto quanto il paesaggio. Perché le vacanze possono essere anche il momento giusto per tornare alle proprie passioni, quelle che servono a “curare lo spirito e nutrire l’anima”.

Dove ci ha portato l’estate? In Giappone: un altro equilibrio

Dall’altra parte del mondo, il Giappone lascia soprattutto l’impressione di un equilibrio che attraversa ogni cosa: mente e corpo, spiritualità e natura, rituali e quotidianità. E poi c’è la cucina, che da sola vale una parte del viaggio. Sushi, udon e soba fatti a mano, brodi, alghe, tempura, carni, verdure, dolci di riso e matcha. Gusti, profumi e consistenze da scoprire insieme a birre locali e sakè. Un modo diverso di conoscere un Paese, passando anche dalla tavola.

Dove ci ha portato l’estate? In Spagna, dalla città al mare

La Spagna compare in più di una cartolina e ogni volta con un volto diverso. C’è l’energia di Madrid, fatta di strade, locali, bocadillos de calamares, tapas e churros. C’è Maiorca, quasi all’opposto, con le calette nascoste, il mare cristallino, il pesce fresco e una sangria al tramonto. E poi Siviglia, con la sua luce, le architetture e quell’atmosfera che invita a stare fuori, camminare e lasciarsi semplicemente portare dalla città. Tre destinazioni diverse che raccontano bene quanto, nello stesso viaggio, si possa cercare tanto il movimento quanto il bisogno di rallentare.

Dove ci ha portato l’estate?  Isole e mare: il tempo cambia ritmo

Il mare torna spesso nelle riflessioni dell’estate ZEDCOMM. C’è Palmaiola, piccola isola dell’Arcipelago Toscano, dove basta scendere sott’acqua per cambiare completamente prospettiva. Tra i pesci e quel silenzio ovattato, i rumori della vita quotidiana sembrano improvvisamente molto lontani. C’è Alghero, dove invece la vacanza coincide con il ritorno. “Si torna sempre dove si è stati bene”: meno voglia di esplorare e più tempo per le persone care, le nuotate, i giri in motorino. Poche cose, ma quelle giuste. E poi ci sono isole che non hanno bisogno di essere nominate: luoghi racchiusi dal mare, capaci di restituire energia e quella sensazione, semplice ma preziosa, che l’acqua possa in qualche modo curare. Il filo comune è forse proprio questo: ritmi più lenti e tempo che torna ad avere un peso diverso.

Dove ci ha portato l’estate? In montagna, dove si cammina…

Per qualcuno staccare non significa affatto stare fermo. Dalle Dolomiti ai sentieri in quota, l’estate è fatta di trekking, ferrate, salite e panorami conquistati un passo alla volta. Camminare diventa un modo per respirare a pieni polmoni, stare nella natura e, come racconta una delle nostre cartoline, “perdersi un po’”. Adrenalina e fatica comprese nel pacchetto.

…a Berlino: quando la destinazione è un luogo del cuore

Non tutti i viaggi nascono dal desiderio di vedere qualcosa di nuovo. A volte l’estate ci porta in una città semplicemente perché è la propria città del cuore. È il caso di Berlino, uno di quei luoghi che continuano a essere familiari senza smettere di sorprendere. Forse anche questa è una forma di vacanza: sapere già dove si vuole tornare.

Dove ci ha portato l’estate? Lontano! Sulla West Coast: 5.000 chilometri dopo

C’è poi chi ha preso il concetto di viaggio molto alla lettera. La West Coast americana è diventata un itinerario da 5.000 chilometri, 14 alberghi in 20 giorni, passando per San Diego, San Francisco, Las Vegas e Los Angeles, fino ai grandi parchi: Grand Canyon, Bryce Canyon, Antelope Canyon e Sequoia. Paesaggi che cambiano continuamente, temperature da deserto, incontri e assaggi lungo la strada. Il caldo ha fatto preferire spesso una birra fresca al vino, anche se qualche bottiglia interessante è comunque riuscita a entrare nell’itinerario. Il risultato? Tantissime cose da raccontare e la sensazione che, dopo una vacanza così, servirebbero forse alcuni giorni di ferie per riprendersi dalle ferie.

… e in Madagascar, con incontri fuori programma

Alcuni dei ricordi migliori arrivano invece da ciò che non si era previsto. In Madagascar possono avere la forma di tre lemuri incontrati nel mezzo di una natura che non ha bisogno di scenografie. Uno di quei momenti che occupano pochissimo spazio nel programma di viaggio e moltissimo nei ricordi al rientro.

E quando i programmi cambiano

Non tutte le estati, naturalmente, vanno come previsto. Tra quattro mura, visite in ospedale e fisioterapia c’è stato anche chi quest’anno ha osservato mare, sole e gite da una certa distanza. Fortunatamente solo in qualità di accompagnatrice.

Quini la domanda è sempre la stessa:

Alla fine: dove ci ha portato davvero l’estate

Un po’ ovunque, ma la filosofia con cui archiviarla è “Aloha! Alla prossima.”




Il senso dell’estate
21 Luglio 2026

Il senso dell’estate

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Il senso dell’estate. C’era un tempo in cui bastava il suono della campanella dell’ultimo giorno di scuola per dare ufficialmente inizio all’estate. Le valigie erano spesso già pronte e, per i più fortunati, si partiva con i nonni verso la casa al mare, in montagna o in campagna. Per molti milanesi significava attraversare l’Italia: la Liguria, la Toscana, l’Emilia-Romagna, il Friuli, il Piemonte o il Sud. Eppure, la destinazione contava meno del viaggio stesso. Era l’atmosfera a rendere tutto speciale.

Questione di ritmo

Le giornate scorrevano con un ritmo diverso. Bastavano il rumore delle cicale, una partita improvvisata, una sagra di paese, un tavolino all’ombra di un bar o di un’osteria per trasformare un momento qualsiasi in un ricordo destinato a durare. Ogni estate custodiva le sue “prime volte”: nuove amicizie, nuove scoperte, nuove emozioni. Sembrava davvero che tutto fosse possibile. Si seguivano con entusiasmo le Olimpiadi, i Mondiali di calcio e le grandi imprese che entravano nell’immaginario collettivo. Si scrivevano cartoline, si aspettavano lettere dagli amici e si raccontavano le vacanze con calma, molto prima che arrivassero i social network e la condivisione in tempo reale.

Nuove regole

Oggi il mondo è cambiato. Per molti ragazzi l’estate significa campus sportivi, esperienze formative, settimane dedicate alla vela, all’arrampicata o alle attività dell’oratorio. Noi, che siamo stati i bambini delle vacanze con i nonni, viviamo invece una stagione diversa: il lavoro scandisce le nostre giornate e le ferie si misurano in settimane, non più in mesi. Tuttavia, qualcosa è rimasto identico. L’attesa dell’inizio, l’entusiasmo della partenza e quella sottile malinconia che accompagna ogni ritorno continuano a far parte dell’estate.

Dove nascono le idee

Anche chi lavora nella comunicazione conosce bene questa sensazione. Luglio rappresenta spesso l’ultimo sprint prima della pausa: comunicati stampa da finalizzare, campagne da chiudere, piani editoriali per settembre, strategie che iniziano già a prendere forma. Allo stesso tempo, proprio quando il caldo rallenta i ritmi e le città si svuotano, emerge uno spazio prezioso per osservare, riflettere e immaginare. Non è un caso se molte delle idee migliori nascono lontano dalla scrivania. Cambiare prospettiva aiuta a costruire nuove narrazioni, a intercettare tendenze, a individuare linguaggi più efficaci. La comunicazione, proprio come ogni processo creativo, ha bisogno di alternare accelerazione e pausa. Non si tratta soltanto di “ricaricare le batterie”, ma di lasciare spazio alla curiosità e all’ispirazione, due ingredienti fondamentali per creare contenuti autentici e strategie davvero efficaci.

Il senso dell’estate, una stagione di transizione

Per questo motivo, anche in Zedcomm guardiamo all’estate come a una stagione di transizione e di opportunità. Da un lato chiudiamo gli ultimi progetti con la stessa cura che mettiamo ogni giorno nel nostro lavoro; dall’altro iniziamo già a immaginare il rientro, con nuove idee, nuovi obiettivi e nuove sfide. Perché ogni settembre, in fondo, assomiglia un po’ al primo giorno di scuola: porta con sé aspettative, energia e la voglia di ricominciare. L’estate ci ricorda che il tempo dedicato all’osservazione non è tempo perso. Al contrario, rappresenta uno degli investimenti più importanti anche per chi si occupa di relazioni pubbliche, storytelling e comunicazione d’impresa. Le storie migliori nascono dall’ascolto, dall’esperienza e dalla capacità di guardare il mondo con occhi diversi. E forse è proprio questo il senso dell’estate: concedersi il lusso di rallentare quel tanto che basta per ritrovare nuove idee. Perché ogni stagione porta con sé una promessa. Sta a noi trasformarla nel prossimo progetto da raccontare.


VinoVip cortina 2026 chiude con oltre 700 ospiti e guarda al futuro del vino italiano
17 Luglio 2026

VinoVip cortina 2026

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VinoVip Cortina 2026

Si è conclusa con un bilancio positivo la quindicesima edizione di VinoVip Cortina, il summit biennale ideato e organizzato da Civiltà del bere. Il 12 e 13 luglio Cortina d’Ampezzo ha accolto alcuni dei principali protagonisti dell’enologia italiana. Due giornate di confronto, approfondimenti e degustazioni hanno richiamato oltre 700 partecipanti tra operatori del settore, buyer internazionali, giornalisti e appassionati.

Il talk show “I tenori del vino italiano”

Il futuro del vino italiano ha rappresentato il tema centrale dell’edizione 2026. Il dibattito è partito dalle radici e dalla tradizione del settore. Ad aprire la manifestazione è stato il talk show “I tenori del vino italiano”, con Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan, moderati dal direttore di Civiltà del bere Alessandro Torcoli.I relatori hanno approfondito alcune delle principali sfide che il comparto affronta oggi. Tra queste, il cambiamento climatico, l’evoluzione dei consumi, l’instabilità dei mercati, l’aumento dei costi di produzione e la promozione di un consumo responsabile tra le nuove generazioni.

Premio Khail 2026

Durante la prima giornata, gli organizzatori hanno assegnato il Premio Khail 2026 a Marilisa Allegrini. Il riconoscimento premia ogni anno una personalità che contribuisce in modo significativo alla promozione del vino italiano nel mondo. Il programma ha proseguito con un approfondimento dedicato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. I relatori hanno illustrato le prospettive della denominazione e le strategie adottate per affrontare gli effetti del cambiamento climatico. A seguire, i partecipanti hanno degustato le etichette di 23 aziende del territorio.

“I tre volti del Pinot e le loro espressioni”

La seconda giornata si è aperta con il walk-around tasting “I tre volti del Pinot e le loro espressioni”, dedicato a Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero. L’iniziativa ha coinvolto il Consorzio Tutela Vini Collio e numerose aziende provenienti da tutta Italia. Nel pomeriggio, lo Chalet Tofane ha ospitato il tradizionale Grand Tasting. Cinquantaquattro cantine selezionate hanno presentato i propri vini, offrendo ai partecipanti l’opportunità di degustarli e confrontarsi direttamente con i produttori. L’edizione 2026 si è conclusa con circa 1.200 bottiglie stappate. Il risultato conferma VinoVip Cortina come uno degli appuntamenti di riferimento per il settore vitivinicolo italiano. «Questa edizione di VinoVip ci ha emozionato particolarmente, perché ha riportato al centro lo spirito delle origini, con incontri di alto livello in un’atmosfera irripetibile», ha dichiarato Alessandro Torcoli.

L’appuntamento con VinoVip è già fissato per il 2027, quando la manifestazione arriverà a Forte dei Marmi.


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